non mi ero mai reso conto che anche Peter Tosh, come Bob Marley, e' scomparso negli anni '80; 1987 per la precisione; la morte di Marley nell'ottantuno fece scalpore, leggo adesso (Wikipedia) che fu portato via da un tumore, mentre allora nei commenti da ragazzini si parlava di eroina; Peter Tosh fu ucciso in casa propria in Giamaica al ritorno dalla premiazione de Grammy per No Nuclear War. fu sequestrato per diverse ore da un gruppo di tre persone che volevano estorcere denaro, Tosh replico'e che non aveva denaro con se; al sopraggiungere di amici di Tosh che volevano congratularsi per il successo ed il premio il capo della banda Dennis Lobban, che in passato era stato aiutato da Tosh dopo una permanenza in carcere, sparo' ed uccise Tosh con 2 colpi di pistola al capo, gli altri componenti della banda aprirono il fuoco causando altre vittime tra i presenti. Lobban si consegno' alla giustizia e fu condannato alla pena di morte, commutata in ergastolo nel 1995; gli altri componenti della banda, mai identificati, si dice siano stati uccisi con giustizia sommaria nelle strade.
Grande truffa a Padova per milioni di euro a danno dell'Unione Europea, dello Stato e delle Regioni. È quel che emerge dall'indagine della Guardia di Finanza che coinvolge la Compagnia delle Opere, il braccio economico di Comunione e Liberazione, con il suo indotto di affari e di interessi politici. Cinque manager indagati. Un'inchiesta gemella della «Why Not» scippata al pm de Magistris e che fa tremare il Veneto
Una «Why not» alla veneta, fondi Ue dirottati a piacere Parla una gola profonda della Compagnia delle opere: «Società di cartapesta per raccogliere finanziamenti a Padova. Con il placet di destra e sinistra» Ernesto Milanesi su il Manifesto
Padova - Un dettagliatissimo esposto (con il prospetto in foglio Excel che parla da solo...) nelle mani del Nucleo tributario della Guardia di finanza, coordinato dal maggiore Antonio Manfredi. Ha innescato le perquisizioni nella sede dei Magazzini generali e del Consorzio zona industriale, gli enti economici che (con l'Interporto) fanno capo a Comune, Provincia e Camera di commercio di Padova. Poi le deposizioni davanti al pubblico ministero Antonella Toniolo che conduce l'inchiesta: fin dai primi passi spiccano sin troppe analogie con il «caso Why Not» in Calabria. Per il momento, ci sono sei indagati eccellenti, legati a quella Compagnia delle opere nella cui sede ama farsi ospitare il ministro Bersani. Su tutti, Renzo Sartori che prima di essere direttore ed ex presidente di Magazzini generali è stato assessore in una giunta guidata dall'attuale sindaco Ds Flavio Zanonato. E Alberto Raffaelli, presidente di Cosmi network. Penalmente, potrebbero beneficiare dell'indulto. Tuttavia, rischiano di dover mettere mano al portafoglio e restituire somme non indifferenti. La truffa è ai danni dell'Unione Europea, dello Stato e delle Regioni. L'ipotesi accusatoria appare ben delineata: il pool di sigle della Compagnia delle Opere avrebbe chiesto e incassato fondi comunitari (non meno di due milioni di euro) dirottati a beneficio di altre attività e società diverse. Già «congelati» a Venezia i contributi del triennio 2003-2005. E in Procura continuano a sfilare testimoni che confermano i verbali resi ai finanzieri. O candidamente ammettono: «Sì. E' vero. C'è scritto che ho partecipato al progetto, ma in realtà non ci ho mai lavorato». … Truffa. Da milioni di euro. Formazione, logistica, attività produttive. Contributi «girati» in parte altrove. Progetti di innovazione virtuale. Partita doppia che non quadra. Avvisi di garanzia per cinque manager legati a filo doppio con la Compagnia delle Opere. Oltre a Sartori e Raffaelli, Fabio Di Nuzzo presidente della cooperativa Dieffe, Giuseppe Cinquina della Fidelio, Orazio Zenorini della Cesfo e Maurizio Battistella della Work Crossing. … Una galassia di sigle societarie che riconduce, inesorabilmente, alla palazzina di via Forcellini, quartier generale dei ciellini che in poco più di un quarto di secolo hanno «operato» la conversione al business. E la Compagnia, ora presieduta da Graziano Debellini, ospita volentieri al centro congressi papa Luciani gli appuntamenti politici che contano: dalle convention di Forza Italia alla «lezione preventiva» sul Partito Democratico di Walter Veltroni. A Padova, sono incistati dovunque girino quattrini sul confine fra pubblico e privato. Godono di ottima stampa, con tanto di autorevoli firme di Repubblica opportunamente coltivate. E possono spostare un migliaio di voti nelle urne cittadine. Ma la «chiesa nella chiesa» non è immune né al di sopra delle leggi. Deve fare i conti con la giustizia terrena e con il tradimento della fede nella Compagnia. Tutto comincia con l'assunzione di un esperto in rendicontazione. Presentato da «amici», arriva dall'Emilia e vanta esperienze di cooperazione in Albania. Finisce davanti ad un computer, nel «cuore» dell'amministrazione. Sullo schermo compare davvero tutto: progetti delle società collegate e finanziamenti pubblici, elenchi dei «docenti» e cifre non sempre impeccabili, fatturazioni con nomi e cognomi. Insomma, l'intero sistema operativo della Compagnia. Tutto bene, finché non esplode la più banale causa di lavoro. In ballo, 20-25 mila euro. Arretrati in sospeso, secondo il professionista spalleggiato da un legale. La Compagnia, però, non salda. E' così che il disco rigido del computer diventa la memoria spedita alla Guardia di finanza. A Padova si apre un fascicolo d'indagine che terrorizza chiunque abbia legami, diretti o indiretti, con la «rete» economica e politica di Debellini & C. Impensabile mettere a tacere finanzieri e magistrati. Imbarazzante la replica del meccanismo affiorato in Calabria. Inquietanti gli scenari. … «Fatture fantasma? No, non direi. Piuttosto progetti di cartapesta. Avete presente le scenografie degli Spaghetti Western? Ecco, i progetti per cui chiedevano i finanziamenti sono simili. Se li guardi di fronte vedi saloon, case degli sceriffi, negozi di maniscalchi. Se giri l'angolo, capisci che esiste soltanto la facciata. Progetti per due milioni di euro. Poi ci sono altri due milioni di finanziamenti che riguardano i corsi». E' quanto dichiara, «chiavetta Usb» a portata di mano, il professionista che ha firmato l'esposto.
Hidrelétricas na bacia do Amazonas seriam nova ameaça à espécie
Uma reportagem na edição deste sábado do jornal britânico The Guardian afirma que cientistas brasileiros temem pelo futuro dos botos-cor-de-rosa da Amazônia.
Os principais culpados pela ameaça de extinção do animal amazônico seriam, segundo cientistas entrevistados pelo diário, os projetos de construção de usinas hidrelétricas na região e o aumento do uso da carne do boto como isca para pesca.
O Guardian afirma que, embora a população de botos-cor-de-rosa na região amazônica ainda seja respeitável, em comparação com outras espécies de golfinhos de água doce, desde 2000 os números vêm sofrendo quedas alarmantes.
"Ambientalistas agora acreditam que o golfinho possa ter o mesmo destino do golfinho do rio Yangtze, na China, que recentemente foi declarado 'funcionalmente extinto' por causa da poluição no rio", diz o texto assinado pelo correspondente do diário britânico em Manaus, Tom Phillips.
La Cina è un paese grandissimo. Con i suoi 9.596.960 km² è il terzo Paese al mondo per estensione, ha una grande varietà di ambienti e dovrebbe esserci posto per tutti.
Eppure l'animale simbolo dell'estinzione è proprio un animale cinese: il panda gigante.
Non tutti lo sanno, ma in Cina cè un animale, che forse è ancora più in pericolo del panda. E' il delfino del Fiume Azzurro. Ricercatori cinesi e stranieri lo hanno cercato per circa un mese tra le acque dello Yang-tze, ma non ne hanno indiviudato neppure uno. Una vana ricerca che ha fatto stiamare agli scienziati una popolazione di non piu' di 50 esemplari.
Il responso del vicedirettore dell'istituto di biologia marina dell'Accademia delle Scienze cinese Wang Ding, lascia poche speranze "Non possiamo dire che il delfino pinna bianca sia estinto", ma ha poi aggiunto che, "tuttavia la popolazione è diminuite drasticamente negli ultimi dieci anni e se la situazione non migliorerà, il delfino potrebbe estinguersi nel prossimo decennio".
Il Baiji, come viene chiamato il mammifero, vive esclusivamente lungo i 1.700 chilometri di corso dello Yag-tze. Inquinamento e caccia selvaggia, oltre che le numerose dighe di recente costruzione, hanno reso loro la vita difficile.
Per saperne di più su come la diga sullo Yag-tze stia mettendo a grave rischio non solo la vita del Baiji, ma l'intero ecosistema del fime vi rimando ad un articolo pubblicato sul sito del WWF
Licio Gelli, Silvio Berlusconi ed il Piano della P2
di Diego Sessa
Anni '70. In un'Italia che si riscopriva povera dopo il "Boom Economico", in un'Italia che si risvegliava dal sogno del "Miracolo Italiano" la tensione sociale cresce. Sono gli anni delle contestazioni post sessantottine, il declino dei sindacati e quindi l'avvento degli anni di piombo tra stragi rosse e stragi nere; sono gli anni del delitto di Aldo Moro e quello di Peppino Impastato. Sono gli anni degli omicidi irrisolti, degli scheletri negli armadi da nascondere e del DC9 abbattuto su Ustica: il muro di gomma.
Sono anche gli anni della televisione a colori, delle "Prove tecniche di trasmissione" e delle radio libere, come "Radio Alice", chiuse "manu armata". Questo inquinamento ha un nome "Propaganda Due", meglio nota come "P2". Una struttura "coperta", cioè segreta, appartenente alle logge massoniche del "Grande Oriente d'Italia" in attività già sul finire degli anni '60.
Sera del 16 marzo 1981, un lunedì come altri. Nell'ambito dell'inchiesta sul presunto rapimento del banchiere siciliano Michele Sindona, due magistrati di Milano, Giuliano Turone e Gherardo Colombo, affidano al colonnello della Guardia di Finanza Vincenzo Bianchi il compito di far irruzione in alcune proprietà di Licio Gelli. L'ordine è tassativo: il colonnello non deve informare nessuno, non deve avere alcun contatto con le autorità locali (i carabinieri, la polizia, la magistratura del posto e neppure i comandi della Guardia di Finanza). I suoi finanzieri, arrivati in Toscana, non passano la notte nella caserma di Arezzo, ma si disperdono in diverse località lì attorno. All'alba di quel 17 marzo scatta l'operazione. In una delle proprietà di Licio Gelli, la fabbrica "Gioele" di Castiglion Fibocchi, la G.d.F. rinviene in una cassaforte i registri della loggia massonica P2, con i membri e le posizioni di ciascuno (una lista di 962 nomi): tra questi spicca il nome del Generale Orazio Giannini (tessera P2 n° 832), all'epoca dei fatti Comandante Generale proprio della Guardia di Finanza. Tutti i documenti sequestrati vengono portati a Milano. Capito il peso del ritrovamento, il 25 marzo i due magistrati si recano dall'allora Capo del Governo, Arnaldo Forlani. «Ci siamo guardati negli occhi in silenzio», ricorda Colombo, «il funzionario davanti a noi era il prefetto Mario Semprini, tessera P2 n° 1637». Forlani domanda se le carte trovate possano essere non autentiche, dei falsi. I due giudici gli mostrano una firma autografa del ministro della Giustizia Adolfo Sarti sulla domanda d'iscrizione alla loggia. Chiedono: «Signor Presidente, avrà certamente un documento controfirmato dal suo ministro Guardasigilli». Forlani ne prende uno, confronta i due fogli, le firme sono della stessa mano e si convince. «Datemi tempo di riflettere» conclude Forlani. «Di solito offro agli ospiti di riguardo un aereo dei servizi per tornare a casa. Mi pare che questa volta non sia il caso».
Nel carteggio vi erano alti ufficiali delle forze armate, tutti i capi dei servizi segreti italiani (sia di derivazione politica sia di carriera), funzionari pubblici, magistrati, industriali e giornalisti. L'intero apparato politico viene investito dallo scandalo: era ormai indiscutibile che nel Bel Paese vi fosse una struttura segreta il cui scopo fosse quello di controllare le leve del potere in Italia. Nel giugno del 1981 Arnaldo Forlani fu costretto a dimettersi per aver ritardato la pubblicazione della lista. Nel luglio del 1982 viene sequestrato a Maria Grazia Gelli (figlia di Licio Gelli)il "Piano di rinascita democratica" in 53 punti della loggia P2. Da questi ritrovamenti partono diverse inchieste, sia parlamentari che giudiziarie che non porteranno a nulla.
Tra i punti più significativi del memorandum, vi era quello di portare il Consiglio Superiore della Magistratura ad "essere responsabile verso il Parlamento", separare le carriere dei magistrati, "nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati e senatori", rompere l'unità sindacale e abolire il monopolio della Rai per arrivare ad avere il controllo dei mezzi di comunicazione. Gli uomini "da reclutare" nei partiti, dovevano ottenere il "predominio" (testuale) sulle proprie organizzazioni, mentre i giornalisti "acquisiti" avrebbero dovuto "simpatizzare" per gli uomini segnalati dalla loggia. Il programma non faceva altro che preannunciare una serie di pressioni e di azioni che avrebbero mirato a conquistare il potere per conferirlo a fidati iscritti della loggia, o loro simpatizzanti.
Poi tutto tacque. Ma si sa, la segretezza (altri direbbero "riservatezza") è una delle caratteristiche fondamentali di ogni massoneria. L'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, in un'intervista pubblicata sul settimanale "Sette" del "Corriere della Sera" il 18 luglio del 2002, dichiara: «Ho la sensazione che abbia ripreso influenza. Sempre più spesso sento dire: "Quello è un massone". Intendiamoci, ci sono persone degnissime, come il mio amico Roversi Monaco, rettore dell'Università di Bologna, che per questo ebbe anche l'umiliazione di un'inchiesta giudiziaria. Ho la certezza che i miei amici ministri lo siano, ma non faccio i nomi perché essere massoni in Italia sembra una cosa disonorevole». In effetti il rilancio della massoneria esoterica trova il terreno fertile nell'establishment nuovo che dal 13 maggio 2001 governa il nostro Paese. "Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario" come disse George Orwell, infatti...
Nel settembre del 2002 (a poco più di un anno dall'insediamento del nuovo Governo Berlusconi), l'unità sindacale va in frantumi: la Cisl e la Uil insieme a Confindustria firmano con l'Esecutivo un accordo (il "Patto per l'Italia") che contiene al suo interno la modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: la Cgil non firma, la rottura tra i sindacati è inevitabile. Il 3 maggio del 2004 viene approvata in via definitiva la cosiddetta "Legge Gasparri" che ridefinisce la materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI - Radiotelevisione italiana s.p.a. - nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione. Interrogato sul nucleo centrale della legge, Vittorio Dotti (ex avvocato di Berlusconi ed ex capogruppo di Forza Italia), afferma «L'espediente a cui ricorre la legge è terribile, è quello di identificare un mercato rilevante, di proporzioni talmente enormi che le quote da cui ciascun operatore può attingere sono altissime e quindi prosciugano tutte le risorse che ci possono essere sul mercato, impedendo che soggetti terzi possano entrarci. La gravità sta proprio in questo meccanismo perverso: se i tetti vengono fissati su un mercato così largo sarà difficile che, ad esempio, gli editori della carta stampata non siano penalizzati. Con questo scherzetto viene in sostanza preclusa ogni forma di pluralismo a favore di interessi di parte» ("Il Manifesto", 3 dicembre 2003). Il 30 novembre del 2004 viene approvata la "Riforma dell'Ordinamento Giudiziario" che tra le altre cose prevede la separazione delle carriere per la magistratura. Dall'intervento dell'On. Luigi Vitali (Forza Italia) alla Camera dei Deputati del 1° dicembre 2004: "Noi abbiamo adottato lo strumento della separazione delle funzioni, assolutamente compatibile con il nostro sistema, con i tempi nei quali viviamo e con i sistemi europei. Ciò tenuto conto - lo dico a titolo personale - che sarei stato favorevole ad una netta separazione delle carriere, tant'è vero che, nel febbraio 2002, ho depositato come primo firmatario una proposta di legge costituzionale per la separazione delle carriere." Il 19 gennaio del 2005 l'ing. Roberto Castelli (Guardasigilli del Governo Berlusconi, Lega Nord) dichiara in un'intervista pubblicata su "la Padania" di voler «una riforma costituzionale per dare vita a un nuovo organismo giudicante composto da giuristi, avvocati, magistrati indipendenti dall'ordinamento giudiziario».
Il fatto che Berlusconi facesse parte della P2 (tessera n° 1816, codice e.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, 26 Gennaio 1978) poco importa, poco importa anche il fatto che abbia dichiarato durante il processo «In quella loggia c'erano persone di fronte alle quali togliersi tanto di cappello». Ciò che importa è che è ormai palese che la massoneria sta rivivendo un nuovo periodo di splendore. Oggi Licio Gelli ha 87 anni ed è agli arresti domiciliari nella sua Villa Wanda di Arezzo dove sconta la pena di 12 anni per la bancarotta dell'Ambrosiano: «Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa in 53 punti» (da un'intervista rilasciata da Licio Gelli a "Repubblica" pubblicata il 28 settembre 2003).
"Il nostro, come disse Sciascia, è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare" Rocco Chinnici, Giudice ucciso dalla Mafia con un'autobomba a Palermo il 29 luglio del 1983. Non ci si può bagnare due volte nello stesso mare, soprattutto se quest'ultimo è inquinato.
Espulsione Lega. Zanella: una deriva che non ha fine
L'espulsione della Lega dal gruppo di appartenenza nel Parlamento Europeo è per la deputata Luana Zanella (Verdi) ''una notizia davvero preoccupante che dà il senso di un partito sempre più alla deriva. Di un partito però che è forza di governo, che ha avuto e ha tutt’ora ministeri importanti e che ha regalato a tutti noi cattive leggi che hanno anche stravolto la Costituzione. “L’espulsione della Lega, voluta addirittura da un gruppo di destra – continua Zanella - è uno schiaffo all’Italia che deve far riflettere gli elettori che il 9 e 10 aprile andranno a votare. Uno schiaffo – conclude - che spero servirà a spazzare via quella sensazione di pericolosa abitudine al peggio che rischia di addormentare nei cittadini il senso dell’indignazione di fronte ad atteggiamenti e dichiarazioni inaccettabili”.
UE Frassoni: piu’ trasparenza nelle autorizzazioni ogm
In vista del Consiglio dei Ministri per l'Ambiente, previsto per oggi, Monica Frassoni, Presidente dei Verdi/ALE al Parlamento europeo, ha dichiarato: "L'attuale politica della Commissione europea in materia di Ogm è del tutto insoddisfacente. Il fatto che la Commissione abbia recentemente approvato diversi ogm, nonostante la mancanza del voto favorevole di una maggioranza qualificata degli Stati membri, rappresenta chiaramente un modo di procedere non democratico. Anche alla luce delle recenti decisioni della commissione ricorsi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (secondo la quale i bandi messi in atto da cinque Stati membri dell'Ue per l'importazione di alcuni tipi di mais e soia geneticamente modificati non erano fondati su rischi scientificamente provati e dovevano quindi essere rimossi), occorre quindi andare verso una ridefinizione della politica della UE sugli ogm, partendo dalla richiesta di maggiore trasparenza nelle procedure dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Come Verdi/ALE riteniamo fondamentale che i pareri e le valutazioni dell'EFSA sui vari ogm si basino su studi scientifici trasparenti e davvero indipendenti. La EFSA dovrebbe essere obbligata quindi a compiere ricerche anche per conto proprio. Altrettanto fondamentale è che i dati riferiti alle analisi ambientali e tossicologiche degli ogm siano resi accessibili al grande pubblico. Eppure, le promesse in questa direzione fatte l'anno scorso dalla Commissione europea sono rimaste lettera morta. L'approvazione degli ogm non dovrebbe avvenire a porte chiuse ed in assenza di una maggioranza qualificata l'approvazione di un ogm dovrebbe essere negata fino al momento in cui il soggetto richiedente non è in grado di fornire maggiori garanzie agli Stati membri. Considerato che la maggioranza dei cittadini europei nutre serie riserve sugli ogm, le decisioni sulle autorizzazioni di questi devono essere prese in modo trasparente e democratico. Ciascuno Stato membro dovrebbe avere il diritto di proibire l'importazione, la coltivazione e la vendita di ogm."
da www.lagazzettadelmezzogiorno.it dell'8 marzo 2006
8 marzo 2006
Il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu: «I centri di permanenza temporanea sono indispensabili». Celerini sgombrano sit-in nel capoluogo pugliese
Sono stati aperti ai due estremi opposti del paese, ma hanno provocato la stessa indignazione. Il via libera ai centri di accoglienza temporanea di Gradisca, in provincia di Gorizia, e di Bari, hanno fatto esplodere le polemiche per due decisioni che, per l’opposizione, hanno il sapore di propaganda elettorale. Ma non solo: il governatore del Friuli, Riccardo Illy ha attaccato duramente il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, per non aver mantenuto le promesse fatte; Ds e Rifondazione lo hanno accusato di aver dimostrato scarso senso delle istituzioni «rifiutando ogni richiesta di moratoria che gli è stata rivolta», mentre l’Arci ha parlato dell’ «ultimo atto di un governo indegno». Secca la risposta del titolare del Viminale: «i cpt -ha detto- sono indispensabili», e l’apertura di quelli di Bari e Gradisca d’Isonzo, «era prevista». Davanti al centro di Bari sono stati organizzati presidi di protesta da aderenti alla Rete no cpt, tra cui esponenti dell’Arci, Cgil e Rifondazione Comunista. Il presidio è stato sgomberato dalle forze dell’ordine che hanno trascinato via uno ad uno i manifestanti che si erano seduti a terra.
ILLY, PISANU NON HA MANTENUTO LA PAROLA: «Pisanu - ha detto Illy - ha sempre detto che il Cpt di Gradisca sarebbe stato aperto, ma che avrebbe accolto solo immigrati intercettati nel territorio della regione. Ma il primo è arrivato da un’ altra regione. Siamo molto lontani da quell’ impegno». Parole «condivisibili» per Rosy Bindi, che propone di superare «la logica di segregazione propria dei cpt, frutto della Bossi-Fini». Il centro di Gradisca, aperto ieri con l’arrivo del primo immigrato, ne ospita ora già 19. «Adesso hanno finalmente la loro prima bestia in gabbia -ha detto Alessandro Metz dei Verdi- evidentemente il mostro da sbattere in prima pagina serviva ai loro tornaconti politici». Difende il centro il presidente della cooperativa Minerva, che lo gestisce, Adriano Ruchini: «si fa formazione linguistica e culturale a beneficio degli ospiti, ed assistenza psicologica. Non si tratta certo di un lager».
DS E PRC ACCUSANO, PROPAGANDA ELETTORALE SU PELLE IMMIGRATI: L’apertura del Cpt di Bari è una «scelta politica», che «equivale a voler piantare una bandierina», secondo Alba Sasso (Ds), che oggi è entrata nel nuovo Cpt e ha trovato quattro immigrati: due rumeni, un bulgaro e un tunisino «piuttosto disorientati». Il Governo fa «propaganda elettorale sulla pelle degli immigrati, secondo Russo Spena (Prc), che attacca Pisanu per aver aperto di due Cpt «contro il parere di tutte le autorità locali e, in alcuni casi, anche delle questure e delle prefetture, senza accettare la ragionevole proposta nostra e dei movimenti di una moratoria elettorale». Per Filippo Miraglia dell’Arci è «l’ultimo atto di un Governo indegno». Mentre il sindaco di Bari ha chiesto al prefetto «l’autorizzazione a procedere a un sopralluogo presso il Cpt al fine di constatarne la conformità alle leggi».
PISANU, I CENTRI SONO INDISPENSABILI: «Chi non li vuole -ha detto- deve dire chiaramente che vuole la libera circolazione nel Paese di immigrati clandestini, lasciandoli in balia delle organizzazioni criminali che li sfruttano spietatamente dal luogo di partenza a quelli di arrivo dove vengono regolarmente immessi nel mercato turpe del lavoro nero o in quello della manovalanza criminale». Pisanu ha poi ricordato che i centri «non li ha inventati questo governo» ma «li ha soltanto migliorati». E che l’apertura di quelli di Bari e Gradisca «era prevista: sono necessari «nella previsione che con l’ arrivo della buona stagione cresceranno gli sbarchi e nessuno vorrà più assistere allo spettacolo doloroso di centinaia di persone, da 1000 a 1.200, come accaduto, raccolte nel solo centro di Lampedusa che ne può contenere al massimo 200».
Immigrazione. Ministero Interno vieta ingresso a consiglieri verdi nel cpt di Modena
Ieri mattina il coordinatore politico dei Verdi Paolo Cento, insieme al capogruppo consiliare del Comune, Tesauro, al consigliere regionale Emilia Romagna, Gianluca Borghi, e al capogruppo consiliare della Provincia Walter Telleri si sono recati al Cpt di Modena per una visita alla struttura. Nonostante il preavviso della visita fosse stato inviato da ben quattro giorni, ai consiglieri comunali e provinciali dei Verdi è stato interdetto l’ingresso secondo le disposizioni del ministero dell’Interno. Di fronte a questo diniego ai consiglieri Verdi, il coordinatore politico Cento ha tenuto una conferenza stampa fuori dalla struttura e ha dichiarato: “Siamo di fronte a una decisione gravissima del ministero dell’Interno, di cui Pisanu si deve assumere la responsabilità politica, che impedisce a rappresentanti del Comune e della Provincia di entrare nel Cpt di Modena confermando che al ministero dell’Interno preferiscono tenere chiusa agli occhi della città il funzionamento di questa struttura. Questa vicenda conferma la necessità di una battaglia politica per l’abrogazione della Bossi Fini e di un impegno dei Verdi affinché il prossimo Governo del centro sinistra chiuda i Cpt, riconvertendo le strutture, a cominciare da quello di Modena in centro d’accoglienza aperti e multifunzionali per gli stranieri”.
Iran. Bulgarelli: mobilitarsi subito contro nuova guerra di Bush
“Nonostante il disastro causato dall’aggressione all’Iraq, l’amministrazione Bush si avvia verso una nuova sciagurata guerra preventiva, questa volta contro l’Iran”. Così il verde Bulgarelli, che continua: “Un attacco all’Iran aprirebbe scenari catastrofici e per questo è necessario mobilitarsi subito, a partire dalla manifestazione del 18 marzo. Occorre ristabilire la priorità della pace e fare fronte contro coloro che, anche nel nostro paese, soffiano irresponsabilmente sul fuoco dello scontro di civiltà. Cruciale, poi, sarà il ruolo dell’Europa che deve sottrarsi a qualsiasi coinvolgimento che potrebbe fungere da legittimazione per l’intervento Usa. Le ragioni della pace –conclude il parlamentare verde- sono ancora le più forti e sono l’unica garanzia di sicurezza per l’Occidente”.